“Sono all’altezza per questo nuovo ruolo?”

“Sono all’altezza per questo nuovo ruolo?”
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“Sono all’altezza per questo nuovo ruolo?”

Questa è una delle situazioni più frequenti quando si intraprende un percorso di Coaching, quando una persona ha una promozione, un nuovo incarico, o un cambio di ruolo importante.

Fuori sembra tutto perfetto. È il sogno di molti: responsabilità, riconoscimento, un salto di carriera. Ma dentro… si apre un mondo di dubbi, domande, curiosità.

“Perché io e non altri miei colleghi?” – mi dicono.
E dietro questa frase c’è un senso di colpa silenzioso, che rode piano piano la gioia dell’opportunità ricevuta. Come se, anziché celebrare, ci si sentisse quasi in debito con gli altri. Come se il proprio valore fosse ancora tutto da dimostrare, e non già evidente nel fatto stesso di essere stati scelti.

“Ce la farò davvero? Sarò all’altezza delle aspettative?”
Qui emerge il senso di inadeguatezza. Il famoso impostor syndrome. Come se tutte le competenze accumulate fino ad oggi improvvisamente non valessero più nulla, come se bisognasse dimostrare da zero di meritare quel posto.

Meritare, è anche un tema di meritevolezza. Quella vocina, sempre cugina del impostor syndrome, che ci mette continuamente in discussione. 

“Ma come mai me che non sono abbastanza preparato@, non ho il master, non sono alt@…” e tutto e di più con il non sono abbastanza.

E poi… il timore meno visibile, ma potentissimo: la paura del successo.
Perché avere successo significa anche esporsi. Essere visti. Prendere decisioni che altri giudicheranno. Guidare. Non poter più nascondersi dietro “il mio capo decide” o “non dipende da me”.

E questo, per chi è abituato a essere sempre il perfetto esecutore, può fare molta più paura del fallimento.

Il lavoro che facciamo insieme in coaching parte proprio da qui. Dall’osservare queste voci interiori senza giudicarle, ma anche senza crederci troppo.

Tutte queste vocine hanno una radice ben precisa, ed è fondamentale individuare, conoscerle per poterle gestirle.

La verità è che sei lì per un motivo. Non ti hanno “regalato” nulla. Sei lì perché puoi farlo. La domanda vera non è “ce la farò?”, ma COME ce la farai.
Perché sì, ce la farai. Ma non da solo, non con i vecchi schemi. Serve fare un salto, interno prima che esterno.

Non è più solo una questione di competenze tecniche – quelle le hai già.
È questione di relazioni, di imparare a gestire persone, dinamiche, aspettative.
È questione di identità – di chi credi di essere e di cosa pensi di meritare.
È questione di resistenze interne, di voci che ti dicono che devi piacere a tutti, che devi essere impeccabile, che devi “guadagnarti” ogni piccolo riconoscimento.

Ecco, quel lavoro lì… è il TUO lavoro. Non fuori, ma dentro.

Perché l’esterno sarà sempre uno specchio delle tue convinzioni profonde su di te.
E quando cambi tu, cambia tutto il resto.
Guaranteed!

P.S: “Sono all’altezza per questo nuovo ruolo?” è il secondo profilo della serie “Coaching Profiles”.
Ti sei pers@ il primo articolo? Puoi leggerlo qui!

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